IGEA, un viaggio nel cuore del benessere giovanile

Nato nel 2024 come un esperimento di prevenzione e ascolto nelle scuole di Lecce e provincia, si è trasformato in poco più di un anno in una piccola rivoluzione silenziosa: un modo nuovo di parlare del benessere.

Dietro i numeri – 3.301 visite al sito, 6.000 visualizzazioni su Facebook, oltre 2.700 su Instagram – c’è qualcosa che le statistiche non possono misurare: la fiducia riconquistata. Quella di studenti che hanno trovato il coraggio di chiedere aiuto, di insegnanti che hanno imparato ad ascoltare, di famiglie che hanno riscoperto che la fragilità non è una colpa, ma un punto di partenza.

“Benessere giovanile a Lecce: un’azione concreta di IGEA tra ascolto, prevenzione e comunità”, titolava un giornale locale mesi fa. Mentre il progetto si chiude con l’evento finale del 4 ottobre, quelle parole sembrano un epitaffio luminoso: ascolto, prevenzione, comunità. Tre parole semplici, che in tempi di rumore e distrazione valgono come un manifesto civile.

IGEA ha dimostrato che la cura non ha un solo linguaggio. La tecnologia, se guidata con coscienza, può diventare uno strumento di vicinanza; i social, un canale di empatia. Ma la vera rivoluzione è nata anche nei laboratori di sartoria e arte terapia, dove mani e pensieri hanno ricucito frammenti di sé.
Allo stesso tempo, lo sportello di ascolto e accompagnamento psicologico e sociale ha dato voce alle fragilità dei giovani, trasformando l’ascolto in un gesto concreto di accoglienza e dignità.
IGEA ha unito il digitale e l’umano, la parola e il silenzio, l’arte e la cura — e in un tempo di solitudini travestite da connessioni, questo è già un atto di resistenza.

Il progetto si chiude, sì.
Ma ciò che resta è un movimento: quello di una generazione che ha cominciato a parlare, e di un territorio che ha imparato a restare in ascolto.

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Nelle scuole per promuovere il benessere